Pietro Capodieci nasce il 28 agosto 1933. Figlio d’arte a soli 3 anni comincia a giocare con gli strumenti a fiato e ad arco. All’età di 8 anni, il padre, primo violino del Teatro Massimo di Palermo, lo porta dal suo amico liutaio Rodolfo Fredi, dove diventa di casa. Il maestro Fredi lo addentra alla costruzione degli strumenti ad arco e Pietro bambino comincia già ad appassionarsi all’arte liutaia. 
Come i suoi fratelli inizia a frequentare il conservatorio di Santa Cecilia nella classe di tromba del maestro Caffarelli fino al compimento inferiore proseguendo e diplomandosi in contrabbasso. Inizia quindi la carriera da musicista: lavora come costrabbassista aggiunto nelle più grandi orchestre di Roma (Rai Sinfonica, Santa Cecilia, Teatro dell’Opera). Suona con grandi maestri del suo tempo come Ferrara, Previstali, Sawalish, Oren, Trovajoli, Morricone. Suona nel caffè concerto di Berardo e partecipa a vari film come musicista quali “La dolce vita”, “Arrivederci Roma”, “Vacanze romane”, “L’audace colpo dei soliti ignoti” e altri. Suona al Festival Internazionale di Umbria Jazz con Charlie Haden e altre note personalità del jazz. Partecipa all’incisione di colonne sonore di importanti film tra i quali quelle del maestro Ennio Moricone e a varie manifestazioni televisive per la RAI. 
Nel 1971 vince il concorso nazionale del Teatro dell’Opera di Roma come contrabbassista di ruolo. Continua nel frattempo a coltivare la passione della liuteria concentrandosi sugli strumenti ad arco. Studia a fondo varie tecniche utili sia per la costruzione degli strumenti sia per la verniciatura che applica alla realizzazione di violini, viole, violoncelli, contrabbassi e bassetti per il jazz e musica barocca.
Ottiene l’apprezzamento di molti solisti in campo internazionale.

In alcuni strumenti applica una figura biblica nel fondo dello strumento dove in particolare viene raffigurato il profeta Elia così come riprodotto nelle incisioni del pavimento del duomo di Siena. Esegue migliaia di riparazioni con tecniche innovative anche su strumenti danneggiati in modo irreversibile ottenendo ottimi risultati. 
Utilizza legni selezionati in modo accurato ed esigente; recentemente costruisce violini e viole con un legno molto apprezzato per la sua sonorità detto “occhio di pernice”, tra l’altro anche molto raro. 

I violini seguono il modello Stradivari da lui personalizzato soprattutto in funzione dei suoi studi sull’acustica dello strumento.
Gli strumenti del maestro Pietro Capodieci dalla bellissima venice arancio-dorata sono stati molto apprezzati in Italia e all’estero sia per la grande qualità acustica sia per l’ottima presenza estetica.